Life is a cake and love is the icing on top of it. Without love, it becomes difficult to swallow life.

L’ascolto di fame e sazietà

Nelle prime consulenze nutrizionali emerge ciclicamente un aspetto in particolare: perché è difficile avanzare qualcosa nel piatto? Soprattutto dopo anni ed anni di piani alimentari e di diete abbastanza rigide grammate fino all’osso.

I meccanismi per cui non si riesce a percepire in modo efficace gli stimoli di fame e sazietà sono diversi e tutti meritano attenzione.

Un primo punto da dover affrontare è quello un po’ più “semplice” ma non banale davvero cruciale nello spazio di cura: la restrizione calorica.

Nel momento in cui sono anni ed anni che la persona tende a seguire degli schemi ipocalorici e restrittivi, la deplezione energetica che percepirà l’organismo porterà l’individuo alla sopravvivenza e quindi, banalmente, a mangiare. Quello che sta comunicando il tuo corpo è il seguente: “non so quando mi rimetterai di nuovo a stecchetto, nel mentre io mangio perché ora ho del cibo disponibile”.

Sono tutte quelle persone che affermano di avere sempre fame, che saltano da un professionista all’altro con l’idea che finalmente riusciranno a seguire “come devono” un piano ipocalorico per perdere peso. Spoiler: la dieta ipocalorica può essere seguita solamente per alcuni periodi, se la deplezione energetica diventa insostenibile e il peso continua a scendere la leptina tenderà ad abbassarsi; la leptina è difatti un ormone che segna una diminuzione energetica, che aumenta la fame e che fa tendere l’organismo a mangiare per poter sopravvivere ad un’eventuale carestia. Non a caso il più delle volte, quando il gap calorico è davvero elevato, il peso perso viene riacquistato quasi subito e quasi sempre è superiore rispetto al peso di partenza. Ricordiamoci infatti che il corpo tende ad un proprio equilibrio ( il peso naturale) ed a volte è necessario riacquisire del “peso in più” per far ripercepire il proprio corpo in un luogo sicuro.

Un secondo punto da dover sottolineare è la restrizione cognitiva. Nel momento in cui si inizia una dieta o un piano è sin quasi automatico suddividere i “cibi buoni” da quelli “cattivi” e tale suddivisione si ripercuote bruscamente nel rapporto con il cibo; si tenderà a fermarsi molto difficilmente quando ci si troverà davanti ad un pasto conviviale o un cibo “molto palatibile” che consideriamo “proibito”. Il meccanismo che scatta in testa è proprio questo “ o lo mangio adesso o mai più”. E questo pensiero porta automaticamente a finire tutto quello che si ha nel piatto.

Ricordiamoci che i mangiatori intuitivi non suddividono i cibi buoni da quelli cattivi e che quindi, dandosi la concessione di potersi mangiare tutto, in qualunque quantità e in qualsiasi situazione, riusciranno a percepire in modo più funzionale i loro bisogni anziché lasciarsi guidare dai condizionamenti sociali e passati acquisiti nel tempo. E’ per questo che penso sia fondamentale nella mia professione non promuovere comportamenti disfunzionali che portano al non-ascolto del corpo,soprattutto sin dalla più tenera età. Frasi come “finisci tutto o non ti do il gelato” “finisci tutto: vedi che ci sono bambini che stanno peggio di te?” sono dei ricatti emotivi che non coltivano un rapporto neutrale e sereno con il cibo. Anzi, portano il bambino, il quale è il mangiatore intuitivo per eccellenza, a dover accantonare i propri bisogni per fare spazio ai pensieri degli altri per compiacerli.

Lavorare su questi due aspetti con un professionista del settore sarà fondamentale per ricostruire un rapporto con il cibo più sereno e ripercepire nuovamente i tuoi segnali interni.