22 Mag Pregorexia: Cos’è, i Rischi per il Feto e l’Importanza di una Terapia Interdisciplinare
Il termine pregorexia (o anoressia della gravidanza), sebbene derivi dalla psicologia popolare e non sia ancora formalmente riconosciuto nei manuali diagnostici come il DSM-5 o l’ICD-10, descrive una realtà clinica tanto complessa quanto preoccupante. Si tratta di un disturbo del comportamento alimentare che insorge o si accentua durante la gestazione, caratterizzato da una percezione alterata della propria immagine corporea. Questa condizione spinge la donna a una drastica e pericolosa restrizione calorica e a un eccesso di attività fisica, nel tentativo di contrastare il naturale aumento di peso fetale e materno.
Le stime epidemiologiche indicano che la pregorexia colpisce tra il 2% e il 4% delle donne in gravidanza. Tuttavia, considerando lo spettro più ampio dei disturbi alimentari, la prevalenza può raggiungere il 7,5% durante i mesi di gestazione e salire fino all’11,5% nel periodo postpartum.
Le Conseguenze sulla Salute della Madre e il “Programming” Fetale
La gravidanza comporta un aumento dei fabbisogni nutrizionali per sostenere lo sviluppo del bambino, lo sviluppo della placenta e i cambiamenti dei tessuti materni. Le linee guida (come quelle dell’Istituto di Alimentazione e Nutrizione polacco) raccomandano incrementi calorici graduali: +85 kcal/giorno nel primo trimestre, +285 kcal/giorno nel secondo e +475 kcal/giorno nel terzo.
Quando subentra un deficit calorico severo, il corpo della madre attinge alle proprie riserve lipidiche e proteiche, innescando complicanze cliniche sistemiche quali:
- Chetoneuria e chetonemia;
- Insulino-resistenza;
- Anemia da carenza di ferro, ipocalcemia e squilibri elettrolitici;
- Disbiosi del microbiota materno e fetale, compromettendo l’asse intestino-cervello.
Secondo il concetto di programmazione intrauterina (fetal programming), l’ambiente in cui il feto si sviluppa incide direttamente sulla composizione dei suoi tessuti e sul suo futuro stato di salute post-natale. La carenza di nutrienti essenziali altera il passaggio di sostanze vitali attraverso la placenta, provocando insufficienza placentare e ritardi nello sviluppo.
I dati clinici associano la pregorexia a gravi alterazioni fisiopatologiche nel nascituro, tra cui:
- Riduzione della circonferenza cranica, microcefalia e difetti del tubo neurale (come la spina bifida);
- Labiopalatoschisi (più frequente nei nati da madri con pregorexia);
- Basso punteggio APGAR, parto pretermine e ipotrofia;
- Maggior rischio di sviluppare insulino-resistenza, diabete, ipertensione e disturbi alimentari in età adulta.
L’Importanza dell’Approccio Interdisciplinare e della Famiglia
La complessità della pregorexia richiede una gestione tempestiva attraverso lo screening della salute mentale perinatale , avvalendosi di strumenti validati come la Eating Disorders Diagnostic Scale (EDDS).
Il trattamento efficace non può basarsi su un unico specialista o sulla sola farmacoterapia (per la quale non esistono ancora antidepressivi specificamente approvati dalla FDA per questo disturbo). È invece fondamentale un team interdisciplinare che includa:
- Ginecologo e ostetriche;
- Psichiatra, psicologo e psicoterapeuta;
- Nutrizionista clinico e psicodietista.
Il percorso terapeutico deve combinare la terapia cognitivo-comportamentale con interventi psicodietetici basati sul colloquio motivazionale, volti a migliorare lo stato nutrizionale, normalizzare il peso e favorire un’immagine corporea positiva. Nei casi di grave instabilità fisiologica o psicologica (es. BMI inferiore al 75% della norma, ipoglicemia o aritmie), si rende necessario il ricovero ospedaliero per la riattivazione nutrizionale.
Infine, un ruolo terapeutico cruciale è affidato alla famiglia. Poiché i comportamenti disfunzionali della paziente generano spesso stress, ansia e sensi di colpa nei familiari , supportare il nucleo domestico e coinvolgerlo attivamente contribuisce in modo significativo al percorso di guarigione della madre e alla protezione del nascituro.
Fonte Principale
Grajek, M. K., Grot, M., Kujawińska, M., Nigowski, M., Kryska, S. (2023). Pregorexia and its significance for physiological processes in the fetus – a review of current knowledge. Psychiatr. Pol., 57(6): 1181–1194. DOI: https://doi.org/10.12740/PP/OnlineFirst/150421